mercoledì 7 dicembre 2011

mercoledì 26 ottobre 2011

Pablo Picasso

Oggi ho fatto gli auguri di compleanno ad un amico mio. 
Mi ha detto che tutte le persone che l'hanno chiamato da stamattina gli hanno chiesto: quanti anni compi? E poi: non dimostri affatto la tua età.
 Così mi è venuta in mente una memorabile frase di questo ragazzo nella foto: "ci vogliono molti anni per diventare giovani".
 E in queste parole c'è la spiegazione a quello che stavo pensando: puoi aumentarti i muscoli,  tingerti i capelli, gonfiarti le labbra a dismisura, svuotarti il grasso dalla pancia e io non sono affatto contro la chirurgia plastica e nonostante tutto non sarai più giovane. Sarai più liscio, più tonico, più scolpito, ma non giovane!
 Insomma, quello che io comprendo dalla frase di Picasso è: "se uno vuole essere giovane deve, imparare a invecchiare. Deve farlo con intelligenza, ostinazione, impegno e curiosità. A volte con rabbia, a volte, con gioia. Si deve guardare allo specchio dando valore a quello che sta dentro gli occhi, non intorno a essi. Perché ci vogliono un sacco di anni per diventare giovani".
 Ecco questo, così semplicemente.





martedì 25 ottobre 2011

Parole

Le parole sono importanti e possono essere solo chiare e forti.
Viva le parole.

giovedì 6 ottobre 2011

Steve

Avevi una visione, un sogno e non eri per forza legato al successo economico, al trionfo dell'azienda. Questi elementi discendevano dalla creatività, dal desiderio di cambiare il mondo.
Che, cambiare il mondo, non significa per forza imporre agli altri il proprio pensiero, il proprio modo di vedere le cose, significa anche dare agli altri gli strumenti che permettono di sviluppare intelligenza e creatività, con i quali si cambia il mondo.

sabato 1 ottobre 2011

Michelle

Che modo intelligente per far aumentare la popolarità al marito. Però, vedersela così di fronte, povera cassiera.

mercoledì 21 settembre 2011

Ospitalità a Benedetto XVI

Manifesti a Berlino in attesa che domani arrivi di Benedetto XVI, e sono pure compaesani... 

venerdì 16 settembre 2011

David Tremlett

L’artista britannico David Tremlett di fronte al suo “Drawing for Free Thinking, 2011″ (disegno per il libero pensiero, 2011) in mostra su una tromba delle scale del museo di arte contemporanea Tate Modern di Londra. Tremlett ha disegnato direttamente sul muro; l’opera rimarrà in mostra per cinque anni.

Miss Italia 2011

Quindi tra tra domenica 18 e lunedì 19 settembre si eleggerà la nuova Miss Italia.

La serata sarà trasmessa dalla Rai e farà sicuramente il boom di ascolti. Ci saranno opinionisti ed esperti di bellezza, non ci sarà Don Lurio, ormai è qualche anno che se ne andato lui e quel simpatico accento, me lo sono chiesto per tanti anni se lo intonava apposta. Succederà sicuramente qualcosa che metterà la manifestazione ancora di più sotto i riflettori, che so: un litigio sguaiato e inutile, una battuta politicamente scorretta, un cocainomane insospettabile che salterà fuori d'improvviso e verrà estromesso, qualche ingenua e incosapevole ragazza raccomandata, tutto dipende dall'attenzione che riuscirà ad attirare l'evento nei prossimi giorni .
Vincerà sicuramente il titolo una ragazza tra i 18 e i 22 anni alta 1,75 almeno, peso 60 chili, e misure 90/60/90 più o meno. Al momento del incoronazione invece di ridere piangerà, rideranno però tutte le altre che non diventeranno Miss Italia. Dirà alla prima intervista: io non credevo di arrivare neanche alle preselezioni, è stata mia madre che ci ha creduto fin dall'inizio, mi ha spinta, mi ha incoraggiato, dato la forza di crederci e andare avanti, mamma ti voglio bene. 
 Avrà la fascia come un sindaco ma non lo sarà e di lì a qualche giorno inizierà a dire, come un sindaco, che le piace la politica.
 Le altre che non avranno vinto si consoleranno con Miss in Gambissima, Miss Eleganza, Miss Portamento, Miss Moda, Miss Intimo, questo dipenderà dagli sponsor, ed è pur sempre un modo elegante per dire che hanno perso.
 Ad un certo punto della serata apparirà anche Miss Italia nel mondo, che puntualmente non saprà parlare l'italiano.



martedì 13 settembre 2011

Porta Portese

 Cercando casa a Roma tra i vari siti on line di compravendita immobiliare e i giornali di annunci, qualche volta ti ritrovi tra le mani,  dopo anni, il caro vecchio e divertente Porta Portese. 
 E sulle pagine di carta leggera ritrovi dei veri mostri linguistici, "offronsi" due garage al prezzo di uno. E il bisogno di denaro autorizza chi vende all'uso di aggettivi ridicoli, superbo, prestigiosissimo posto macchina, balconatissimo, luminosissimo, terrazzatissimo.
 Ma le ultime pagine sono a dir poco tenere al limite della commozione.  Alla sezione REGALO, "regalo lavatrice vintage anno 1999, mancante di cinghia e da far riparare". 
 "Regalasi schermo al plasma, monitor lesionato". 
 Magari potreste anche chiamare l'AMA.
 In CERCO IN REGALO, cerco in regalo Vespa 150, max anno 2004, ritiro in tutta Roma, lasciare mess. segret, tel. ...

giovedì 8 settembre 2011

Occhi di Nofilia

Un combattente libico

Bar Cialoni

 Ci sono posti che frequenti poco anche se stanno a fianco al portone di casa tua, a dire il vero non ci entri mai. Sono luoghi un po' pigri, un po' annoiati, dove tutto è sempre uguale. La stessa radio tutti i giorni, quella della Roma calcio, tutti i giorni lo stesso tema, Totti, il capitano. I giornali poggiati sul tavolo all'ingresso vicino al congelatore Algida, Il Messaggero, Il Tempo, Il Corriere dello Sport. Sono sempre uguali anche i clienti, i dipendenti del Ministero dell'Interno, i Carabinieri e gli studenti del Saint Louis. Le stesse bottiglie impolverate stanno lì da tanti anni, Vov, Amaro Lucano, Cinar e Biancosarti  sulla mensola in alto davanti allo specchio. Il caffè corretto all'anice, come quello che beveva mio nonno. Le facce dei lavoranti, i gilet viola con i bottoni dorati e i papillon neri come i pantaloni. Il buffet esposto sempre allo stesso modo e un foglio incollato sul vetro con la scritta a pennarello "Tavola Calda". Gli orari, non si sgarra di un secondo anche quelli uguali da sempre, dalle sei del mattino alle sette meno un quarto del pomeriggio, il sabato fino all'una e la domenica chiuso. E tu poi, tu sei più uguale di loro, però credi di non esserlo, tutte le mattine esci dal portone, con o senza carrozzina, devi prendere la vespa o no, e tutte le mattine non entri a prenderti un caffè e continui a non entrarci. 
 Poi un giorno vedi che dei muratori stanno facendo lavori di ristrutturazione e chiedi, ti rispondono che è cambiata la gestione. Ci verrà un'enoteca con cibo fusion di giorno e la sera aperitivi, cena e dopo cena con musica dal vivo.
 E così ti viene un po' di malinconia per non essere stato un uguale.

giovedì 1 settembre 2011

68° Festival del Cinema di Venezia

Ma così non se ne fa un altra

venerdì 26 agosto 2011

Vacanze

Mi piace lo spazio emotivo. L'idea di un periodo di tempo incantato che è tale proprio perché è circoscritto nel tempo.
 Per quello che mi riguarda non sono mai andato in vacanza e non amo le vacanze. Probabilmente perché viaggio molto, pur muovendomi poco. Viaggio da solo o in compagnia non accade sempre con la stessa modalità. Viaggio quando faccio la spesa al mercato, quando cammino sul marciapiede da solo, quando incontro qualcuno che viene da un luogo assai diverso dal mio, viaggio quando mi immagino le vite degli altri senza conoscerli. Viaggio quando entro in un vecchio mulino di montagna o in una cucina di un rifugio con un'anziana signora che sta ai fornelli. Viaggio in una stalla quando mi raccontano quanto è difficile far partorire una mucca. Quando sento il profumo del fieno tagliato e mi immagino che è quello che ha sentito mio nonno. Quando ascolto Blowin' in the wind, lì viaggio proprio nel tempo, me ne vado indietro di quarant'anni. 
Ma poi torno sempre. E poi riparto però.

mercoledì 24 agosto 2011

Manovra economica, finanziaria 2012

"Se un euro ogni tre venisse regolarmente dichiarato al fisco, non ci sarebbe bisogno della manovra"
Paolo Griseri, La Repubblica, mercoledì 17 agosto

"Le cose che non ho mai fatto e mai farò: non ho mai pagato le tasse e me ne vanto. Le tasse sono come la droga, le paghi una volta e poi entri nel tunnel. Non ho mai rispettato l'avversario politico. Gli ho sempre detto sinceramente e onestamente: 'ntu culo, senza se e senza ma. La mia carriera è sempre stata coerente anche nelle piccole cose e nei piccoli gesti. Non ho mai rispettato un limite di velocità. Non ho mai dato la precedenza a un incrocio. Figurati, è un attimo, ti fermi a un semaforo rosso e finisce che ti pigliano per ricchione. Non ho mai fatto raccolta differenziata, non ho mai costruito con permessi edilizi. Insomma, io sono il cittadino modello. Sono legittimato dal voto del popolo. Sono uguale a voi. Io ci sarò sempre! E tenete a mente, qualunque cosa succeda, il mio non sarà un addio, ma un arrivederci. 
Io sono la realtà, voi siete la fiction".
Cetto La Qualunque (Antonio Albanese)
Vieni via con me, novembre 2010

mercoledì 17 agosto 2011

Sotto casa, di Alessio Lauria

E' uno dei vincitori della seconda edizione di "Talenti in corto". 
Tratta dell'emozione che si prova nel trovare parcheggio esattamente sotto casa propria.

martedì 9 agosto 2011

i bolognesi secondo Guccini

Quarta di copertina del libro "certo che voi di Bologna..." di Giorgio Comaschi.

consuetudini d'estate

Al termine di un incontro con il Ministro Tremonti, il Ministro delle Riforme Umberto Bossi mostra il consueto dito medio ai giornalisti.

venerdì 5 agosto 2011

amori e bugie

Rita Scherlin e Francesco P.

mercoledì 3 agosto 2011

Camila Vallejo (una leader non per caso)

"Negli anni del regime militare (1973-1988) Pinochet riformò in chiave classica tutto il sistema scolastico cileno. Cioè, collegi e università solo per i ricchi." 
 Dalla fine di Pinochet sono passati più di vent'anni e ancora si continua a investire pochissimo nella scuola, solo lo 0,84% del PIL, se ne sono guardati bene anche governi socialisti (da Lagos a Bachelet) a fare riforme. Le università sono tra le più care del mondo e le meno organizzate. Ma è "l'istruzione" a essere un disastro, che ripropone fin dalla più tenera età una rigidissima differenza di classe. Alle richieste di "riformare il sistema universitario" degli studenti, il governo ha risposto con il progetto di un notevole finanziamento, gli studenti lo hanno rifiutato perché non vogliono soldi ma una "riforma strutturale".
A novembre scorso è stata eletta presidente della Federazione degli Studenti Universitari del Cile, Camila Vallejo Dowling. La seconda donna presidente in 106 anni. E da marzo che stanno divertentemente manifestando. Sono loro i 1800 ragazzi che hanno inscenato Thriller d'avanti al palazzo del governo che ha fatto il pieno di visualizzazioni sul web. E da marzo ad oggi per tre volte ha portato in piazza seicentomila persone e non solo studenti, ma anche famiglie e docenti. Nelle strade sfilano veri e propri carri allegorici (e che te ne fai dei gay pride spagnoli) e negli atenei si organizzano maratone teatrali.
Camila Vallejo 23 anni, un piercing al naso, il volto curioso e attento, ci sta mettendo la faccia nella protesta, e che faccia: due occhi azzurro-verde da far abbassare lo sguardo a quelli di Spencer Tracy e Paul Newman. 
 Giovane, bella, dotata di carisma politico come pochi, sta scalando le classifiche di popolarità in Cile e in tutto il Sud America, tanto da far paura al Presidente Sebastian Pinera che è andato giù di brutto nei sondaggi. S'era appena rialzato con il salvataggio dei minatori (mi sembra in ottobre), che è ricrollato giù di nuovo in pochi mesi. Pinera è un po' il Berlusconi della zona del Cile, ha vinto le elezioni tenendo compatta una larga coalizione di centro destra ed è proprietario di un importante canale televisivo, Chilevisiòn, creativo il nome...





A sentire gli esperti, è nata per essere leader. 
I politologi ne lodano l'intelligenza, l'intuito politico, ma anche il carisma.
 Fino a novembre dell'anno scorso era solo una studentessa di Geografia in uno degli istituti più prestigiosi e combattivi di Santiago del Cile. Poi è diventata il capo della rivolta, così che da cinque mesi guida settecento istituti occupati. 
Invitata ad un programma televisivo della emittente Chilevisiòn, l'hanno incalzata tre vecchie volpi delle politica e della stampa, si è difesa con freddezza e vigore. Ha spigato con pacatezza ma con grinta (esattamente come si fa a Ballarò) le ragioni della protesta ed ha esposto le richieste degli studenti: scuola gratuita e di qualità, al posto di quella classista e dispendiosissima.
 Ha ventimila amici su Facebook, che la sostengono in tutti i modi. 
 Alle domande se è fidanzata e quando prepara la tesi?
 Ha risposto: ora non ho tempo per fidanzarmi e preparerò la tesi solo dopo le riforme.
 Figlia di comunisti, vive con i genitori in un quartiere modesto della capitale, si dice comunista anche lei. E' diventata il nuovo riferimento per la gioventù cilena.
 Qualche giorno fa il Presidente l'ha invitata ad un incontro.
 Lei ha risposto dal suo blog: "non siamo disposti ad abbassare le braccia e continueremo la nostra lotta fino a quando non riceveremo garanzia di impegni concreti, non inviti a dialoghi tra sordi".
 Viva Camila, viva le donne, viva i sognatori comunisti.


lunedì 1 agosto 2011

il rugby, l'anti-calcio che salverebbe l'Italia



Noi appassionati del rugby - diversi e un po' sfigati come può esserlo in Italia chi non ama il calcio - abbiamo un sogno: vedere l' 8 settembre a Marsiglia, quando l' Italia giocherà con gli All Blacks la partita di esordio dei Mondiali, il premier, il leader dell' opposizione. Perché no?, il capo dello Stato. In buona sostanza, chi ha sulle spalle la responsabilità di guidare il Paese. Per un motivo elementare: abbiamo la convinzione che l' Italia abbia bisogno del rugby; che i princìpi del rugby consentano di guardare meglio lo «stato presente del costume degli italiani». Siamo persuasi che questo gioco possa migliorare l' Italia. È un mistero inglorioso, per gli italiani, il rugby. Pochi sanno esattamente di che cosa si tratta. È un peccato perché il rugby ha le stesse capacità mitopoietiche del calcio e, come il calcio, permette di interpretare il mondo. Dalla sua, il football può vantare moltissimi scrittori che si sono misurati con quest' impresa. Qui da noi con il rugby si è misurato soltanto, che io sappia, Alessandro Baricco con tre cronache (due su questo giornale) che, per noi del rugby, sono ancora oggi una medaglia da mostrare in giro. Di quelle cronache, negli spogliatoi e sugli spalti semideserti, se ne conoscono le frasi a memoria. Un paio in particolare: «Rugby, gioco da psiche cubista»; «Qualsiasi partita di rugby è una partita di calcio che va fuori di testa». Non si discute la scintillante eleganza della scrittura. Mi sembra, però, che la prova di Baricco confonda quel poco che nel rugby è chiaro. «Psiche cubista». A naso, credo che si possa contestare l' accostamento tra i volumi, i vuoti del cubismo e il rugby. Il rugby è fatto di traiettorie e di pieni, quando è ben organizzato e giocato. Se si apre un vuoto è per sfinitezza o errore tattico. L' omogeneità dello spazio non interrotto, impenetrabile alle cose, di Braque mi appare l' immagine rovesciata del rugby dove i giocatori devono irrompere continuamente nello spazio altrui. Il fatto è che faccio molta fatica a vedere nella leggiadria nuda e molle de Les demoiselles d' Avignon di Picasso l' esplosività di una "linea trequarti", nella certezza che non si possa trattare di un "pacchetto di mischia" (gli "avanti" hanno troppo da fare là sotto per essere leggiadri). Soprattutto i tempi non tornano. Quando il cubismo nacque tra il 1907 e il 1908 al Salon d' Automne, il rugby era già più che maggiorenne con i suoi ottantaquattro anni, se è vero che uno spiritello anarchico consigliò a quel mattocchio d' irlandese di William Webb Ellis - nel Bigside della "pubblic school" di Rugby - di afferrare la palla con le mani e di non giocarla con i piedi, il 1 novembre del 1823. Qualcosa sulla natura del gioco vorrà, dovrà pure svelarsi se è nato nel terzo decennio dell' Ottocento e non nel primo del Novecento. La differenza - mi pare - è addirittura decisiva per comprendere quale cultura, nella sua fase originaria, sia custodita dal carattere del gioco. A cavallo di quel 1823 in Inghilterra è in corso una rivoluzione. Il Paese - il primo Paese urbanizzato e modernizzato della storia - è "l' officina del mondo", un vortice impetuoso di scienza, tecnologia, industria, istruzione, cultura, riformismo politico che cancella le antiche demarcazioni sociali tra signori e contadini, fra agricoltori nelle campagne e artigiani nelle città. La forza di quel processo di modernizzazione in movimento in quegli anni divide più che unire. Nella grande Isola, scrive Benjamin Disraeli, ci sono "due Nazioni": «Non vi è comunità in Inghilterra~ Crediamo di essere una Nazione e siamo due Nazioni sullo stesso territorio, due Nazioni ostili nei ricordi, inconciliabili nei progetti». (Già qui qualche eco della nostra attuale condizione dovrebbe appassionarci). Nella palude di una nazione divisa affiora la necessità di trovare ragioni comuni, l' urgenza di creare un sistema educativo capace di formare giuristi, medici, funzionari dello stato, scienziati che sappiano - sì - lavorare con efficienza, ma siano anche consapevoli dell' interesse pubblico e dotati di "buone maniere". In questo bisogno prende forma l' idea di Thomas Arnold, preside della Rugby School, l' autentico padre del gioco, al di là del mito fondativo che fa di William Webb Ellis l' eroe.e trova il suo slogan nell' esortazione vittoriana Play up and play the man! Gioca e sii uomo. Perdonatemi la tirata. Voglio dire che il rugby è spesso raccontato con una retorica che lo rende irriconoscibile. Ai molti che non ne conoscono le regole appare la sfrenatezza di un regime psichico primitivo segnata dai gesti di ragazzotti saturi di irrequieto testosterone. In questa luce, non se ne intravedono le metamorfosi di comportamento che si consumano nel gioco né quanto quelle metamorfosi siano indotte da un pratica auto-repressiva, governata dal Super-Io. Credo che non sia coerente allora parlare di "follia", di "caos", di «una partita di calcio che va fuori di testa». Il rugby è una faccenda per niente caotica o folle. Quindici uomini (o donne) contro quindici, separati con nettezza dalla linea immaginaria creata dalla palla, in gara per conquistare l' area di meta e schiacciarvi l' ovale. Si conquista insieme il terreno, spanna dopo spanna. Lo si difende insieme. Non esiste Io, se non vuoi andare incontro a guai seri per te e la tua squadra. Esiste soltanto Noi. Il rugby è lineare, addirittura spudorato nella sua essenzialità. È colto perché, nonostante l' apparenza, è l' esatto contrario di tutto ciò che è naturale. Nelle sue manifestazioni migliori, mai scava nella cloaca degli istinti o nel gorgo emotivo. Al contrario, impone controllo. Dicono che educhi, ma istruisce. Dicono che dia carattere, invece accultura. Postula una placenta comunitaria; un pensiero ordinato; paradigmi condivisi senza gesuitismi o imposture. Nessun odio e, per riflesso, nessuna paura (l' odio è paura cristallizzata, odiamo ciò che temiamo). Sottende una forza spirituale prima che fisica. Esclude la mossa furbesca, la sottomissione gregaria, l' arroganza del prepotente. Aborre ogni cinismo immoralistico perché è capace di essere schietto e leale nonostante la violenza o forse proprio grazie a qEgli immagina un nuovo modello educativo fondato su una "cristianità energica", sul servizio alla collettività, sulla disciplina abbinata al senso di responsabilità; una formazione innervata da valori che, senza rallentare "l' officina del mondo", cancelli la frattura che si è creata tra le "due Nazioni" con il rispetto e la reciproca comprensione, una memoria comune, un progetto non più "inconciliabile", ma condiviso. (Quanto questo sia necessario - oggi - all' Italia è inutile dire). Thomas Arnold è convinto che lo sport possa avere un ruolo essenziale in questa missione. Il corpo lo si può dire veramente "formato", conclude, soltanto quando con tutte le sue risorse è al servizio di un ideale morale. Lo sport non è più svago, allora. Diventa un cardine della "formazione morale". Se ogni ragazzo conosce la vittoria e la sconfitta, si rafforza la sua stabilità emotiva. Lo si prepara al servizio sociale perché si confronta con grande impegno in un quadro di regole reciprocamente accettate. Gli si insegna a rispettare l' avversario pur volendolo sconfiggere. Lo si educa ad accettare serenamente e senza alibi l' esito della competizione. Una partita - soprattutto la brutale franchezza di una partita di rugby - apre il solco entro cui si definisce un ethos, un' idea di gentleman, un modo di stare al mondo e con gli altri. Offre la possibilità di dimostrare forza d' animo, coraggio, capacità di sopportazione, tempra morale, la materia grezza di quella etica del fair play, chuella. Dite, si può immaginare qualcosa di meno italiano? Ogni passo nel rugby (valori, pratiche, comportamenti, riti) è in scandalosa contraddizione con quella specificità italiana che glorifica l' ingegno talentuoso e non il metodo. La furbizia e non la lealtà. L' inventiva e mai la preparazione. Il "miracolo" e mai l' organizzazione. L' individualità e mai il collettivo. Il caldo piacere autoreferenziale del "gruppo chiuso" e mai il desiderio di farsi stimare da chi al "gruppo" (ceto, famiglia, corporazione) non appartiene: la più grande soddisfazione di un giocatore di rugby, anche se sconfitto, è l' ammirazione che suscita nell' avversario. Il rugby - la comprensione del gioco, della sua nervatura, del suo spirito e consuetudine - spiegano, come meglio non si potrebbe, il deficit del carattere italiano e le debolezze del nostro stare insieme. Ecco perché a noi del rugby piace pensare che questo gioco così estraneo all' identità nazionale possa offrire, felicemente, un esempio per riformarla. L' appuntamento è al Velodrome di Marsiglia, l' 8 settembre. Le prenderemo, ma non importa. Play up and play the man!

Giuseppe D'Avanzo

4 settembre 2007


Nonostante tutte le eccellenti inchieste, questo è l'articolo che Peppe D'Avanzo (come lo chiamavano i suoi amici) amava di più tra tutti quelli che aveva scritto.

sabato 30 luglio 2011

amori e bugie

Oscar e Alfred

mercoledì 27 luglio 2011

cara Wislawa




Figli dell'epoca


Siamo figli dell'epoca,
l'epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.


Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.


Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell'altro politica.


Perfino per campi, boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.


Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.


Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.


Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano
e i campi inselvatichivano
come in epoche remote
e meno politiche.

Wilsawa Szimbroska

lunedì 25 luglio 2011

il compleanno della penna Bic

La penna Bic ha compiuto 60 anni.
A differenza di tanti oggetti figli di una stagione di invenzioni la Bic è ancora una giovane signorina. 
 Se fax, Vhs, rullini e presa Scart sono stati mandati in pensione da Internet e WiFi, la Bic sta ancora nelle borse, nei taschini delle giacche e sulle cattedre dei professori.
 Buon compleanno signorina Bic. Come si dice... 60 anni ben portati.

cesaria evora, la diva a piedi nudi

Cesaria Evora, "Cize" per i suoi amici.
Il tour mondiale dello scorso anno era stato annullato per problemi cardiaci che l'avevano portata ad un operazione al cuore.
 Quest'anno invece ha ripreso a girare per il mondo cantando la sua musica come niente fosse accaduto. Ieri sera si è esibita a Villa Ada. Bella e generosa come sempre. Sempre con la sigaretta in bocca, fuma meno di qualche anno fa, ma comunque fuma.
 Cesaria è una cantante di "morna", stile che unisce le percussioni dell'Africa occidentale con il fado portoghese, la musica brasiliana e i canti di mare britannici.
 Le "morne" sono canzoni di tristezza. Anche se uno non capisce il portoghese ha la sensazione che si cantino all'ora del tramonto, quando il sole cali dietro l'arcipelago delle isole di Capo Verde.
 Ci ha fatto piangere quando accompagnata solo da un violino ha cantato Besame Mucho e poi Saudade che appunto significa nostalgia, rimpianto, struggimento.


venerdì 22 luglio 2011

amori e bugie

Gertrude e Alice

martedì 19 luglio 2011

corpo celeste

Un film antropologico. 
Corpo celeste è la storia di una famiglia, tutta al femminile, che torna a casa in Calabria dopo dieci anni di Svizzera. Ma soprattutto è il racconto di crescita di Marta, 13 anni, del suo sguardo curioso, straniero e smarrito sui riti di una comunità fatta di grandi che ha perso ogni ragione per stare insieme. Non ha più identità o appartenenza e ne cerca il surrogato tappezzato di simboli in un vuoto conformismo colorato di qualcosa che assomiglia alla religione. 
La ragazzina scopre  attraverso un corso di catechismo, improntato ai più moderni luoghi comuni televisivi, il mondo di certi riti cattolici diffusi soprattutto nel sud Italia. 
 Non è un un film contro la Chiesa o contro la religione. Semmai è un film contro la vera religione dell'Italia contemporanea, l'appiattimento che ha generato il conformismo televisivo e l'opportunismo politico, che sono la negazione stessa di ogni tipo di spiritualità. 
 Non a caso uno dei pochi personaggi positivi della storia è il prete di un villaggio disabitato, che spiega a Marta l'arrabbiatura e la follia di Gesù, il genio più anticonformista  della nostra storia. La questione è che ormai si scambiano, si possono scambiare i fatti per satira e il racconto nudo per intenzione caricaturale. In questo la regista è favorita dall'esperienza di documentarista. 
 Le scene e i personaggi più surreali del film sono in realtà i più vicini alla realtà, ci sembra di conoscerli meglio. 
 Il prete di parrocchia che fa il galoppino politico per ottenere una promozione. La catechista che s'ispira ai quiz televisivi (Chi vuol esser miliardario) per "vendere" ai ragazzi un cattolicesimo confezionato da lei stessa. Bambine che danzano in parrocchia come se stessero in un programma televisivo delle otto di sera. Si vedono ponti che collegano il niente al nulla, tangenziali inutili, i corpi di case mai terminate, i ruscelli trasformati in discariche tossiche. Questa è l'Italia che appare allo sguardo di un'adolescente cresciuta in Svizzera e lo è anche agli occhi di certi adulti che non amano dimenticare. 
 Un paese che non ha più il suo Dio, la propria identità, e va a cercarsi una ragione di stare insieme davanti a uno schermo televisivo, intonando canzoncine e slogan dementi ma alla moda (Mi sintonizzo con Dio, è la frequenza giusta). 
 Un bellissimo film intelligente e civile, che spero veda il Presidente Napolitano, visto che se ne va va in giro per l'Italia a dire che l'Italia è una e deve essere unita. Certo è ambientato alla periferia di Reggio Calabria, ma quelli sempre italiani sono.         
 Un piccolo film che mi è sembrato un gioiello.

sabato 16 luglio 2011

amori e bugie


Amedeo e Jeanne

venerdì 15 luglio 2011

teatro valle occupato

Se c'è un posto in questi giorni a Roma dove andare e uscirsene carico di meraviglia, di energia, belle idee e buona educazione è proprio il Teatro Valle. 
 Un mese fa un gruppo di giovani lavoratori dello spettacolo (come al solito la maggior parte donne, le cose migliori le organizzano loro ormai da parecchio tempo) non convinti, giustamente, di come il comune aveva avviato verso un processo di privatizzazione, hanno occupato il teatro.
 La sera qui dentro c'è un'energia che è una meraviglia. Ogni pomeriggio c'è un dibattito e nascono delle idee e delle soluzioni alternative alla privatizzazione comunale, seguono dopo spettacoli uno dopo l'altro.
 L'altra sera mi hanno fatto vivere una esperienza indimenticabile, proiettando un video su Franco Basaglia e un collegamento skype con un medico suo allievo. Sono riusciti a portare nel teatro un cavallo di carta pesta alto quattro metri realizzato più di trent'anni fa dai malati di mente rinchiusi nel manicomio comunale di Trieste, con dentro la pancia , tutti i loro sogni. Il cavallo si chiama Marco Cavallo ed è il simbolo di una rivoluzione pacifica voluta da Basaglia e la chiusura dei manicomi in Italia.
 All'epoca per farlo uscire dalla clinica e farlo sfilare fino al centro della città dovettero rompere qualche porta, qualche cornicione e una rete di cinta. Per farlo entrare nel foyer del Valle non è stato fatto nemmeno un graffio ai muri.
 Viva e forza agli occupanti del Teatro Valle e al rispetto che hanno per questo luogo, stanno occupando un teatro col rispetto dovuto. Così come andava occupato!
 Sarebbe bellissimo, questo magico posto, ritrovarselo organizzato così per tutta la prossima stagione. 
 E poi si vede....

martedì 12 luglio 2011

Dallas, tornano gli Ewing


Oggi negli Stati Uniti dopo vent'anni torna Dallas, un canale americano, TNT, ha prodotto altri dieci episodi.
 Ma poi si è mai saputo chi era che aveva sparato a J.R.?

hebron

sabato 9 luglio 2011

amori e bugie

Picasso e Francoise Gilot

mercoledì 6 luglio 2011

le sorelle Esposito

Sono fan di queste tre ragazze da 15 anni, da quando una sera sbagliai strada e mi ritrovai a Marina della Lobra, loro erano bambine. Da lì a una settimana quasi tutta la comunità (duecento abitanti) mi aveva già adottato.
 Erano piccole mi affezionai subito a loro tre e la famiglia.
 Qui non si fanno diete, non si pratica pilates, i sushi bar  neanche sanno che sono e pure l'iphone e i brunch della domenica, la Canalis e il suo fidanzato americano non li conoscono, certe notizie non arrivano, le uniche notizie che seguono sono le previsioni del tempo. Queste tre bellezze non le trovi su facebook, vivono in un posto così piccolo che si chiamano direttamente dalle finestre.
Sono cresciute a pane, pomodoro e origano e granita di limone.
 Da piccole hanno giocato alla boutique, raccoglievano conchiglie o realizzavano bracciali con i corallini e li vendevano in piazza, e io sono stato sempre un loro cliente affezionato o giocavano a campana o alle ballerine.
 Sono le figlie di Angelo, un uomo un po' speciale. In un luogo dove si parla male anche l'italiano, Angelo parla quattro lingue.
 E' anche un padre esigente, in una comunità dove in pochi continuano dopo la scuola dell'obbligo, Angelo pretende dalle figlie che lavorino (insieme alla madre e a lui mandano avanti il bar) e che studino pure.
 Per anni, Angelo è stato imbarcato su navi da crociera o mercantili, restava fuori molti mesi all'anno. Un giorno ritornò da un suo viaggio di lavoro infortunato, aveva un occhio bendato per un incidente in sala macchine e ritornava a casa per la convalescenza. La prima figlia Giovanna, sarà stata la benda o che forse non lo vedeva da troppo tempo, non lo riconobbe e non si butto tra le sue braccia. Così Angelo decise di prendersi quello che era un piccolo punto di ristoro per naviganti, che tempo prima era appartenuto alla sua famiglia e vi aprì "Angelo's Bar". Più o meno venti anni fa.
 Oggi a parte la simpatia, le chiacchiere con tutti, praticamente ormai più che alla Marina io, la mia ex fidanzata e basilico andiamo da Angelo's, ci passiamo intere giornate, si mangia la migliore caprese dell'umanità, quella fatta con il pomodoro cuore di bue (che loro chiamano il paesano), il fior di latte di Agerola e il basilico crespo a foglie grandi.
 Alle tre di oggi pomeriggio Giovanna si laurea in lingue all'Orientale di Napoli, in tedesco e cinese discuterà la tesi su Silone, ieri sera a l'una e mezza stava ancora rassettando il bar prima della chiusura.
 Mi ha regalato il privilegio di leggere la dedica sulla seconda pagina della tesi rilegata con molta cura, se non ricordo male c'era scritto: a mio padre, che mi ha insegnato che con la caparbietà si può ottenere molto.





martedì 5 luglio 2011

da Michele ai Tribunali

Il menu propone solo quattro tipi di pizza.
 Margherita, da 4 a 5 euro, dipende dalla misura, questa è la media, e comunque esce fuori dal piatto per la pizza, euro 4,50. La Nastro Azzurro 1,50, il servizio non si paga. 
 All'ora di pranzo, ieri, pizza e birra 6 euro. 
 Quando ti portano il conto te lo dicono simpaticamente che la mancia è a piacere.
 C'è la fila sempre, a tutte le ore, mangi la pizza e ti alzi velocemente, hanno buone maniere per fartelo capire, non è che ti cacciano.
 I camerieri vanno veloci, tutti magrissimi, schizzano in mezzo al marmo bianco senza urtarsi, età tra i 60 e i 70, lo portano scritto in faccia che sono uomini di mondo, che le hanno viste di cotte e di crude in tanti anni che stanno qua dentro, tengono la faccia dell'onestà, in una città che è parecchio difficile.
 E' una pizzeria che sta lì dal 1870 e sulle pareti, oltre alle foto con Maradona e Julia Roberts, c'è proprio scritto più volte: la pizzeria "da Michele" non ha succursali, questa è l'unica sede.     
 Mi spiega Sergio uno degli eredi: qui basta che uno si chiama Michele e se piglia o cocco munnato e buono, basta che uno si chiami Michele e comodamente trova la frutta già sbucciata.
 Farine solo italiane, di grano tenero di media forza, mulino Caputo, pomodori San Marzano dop dall'agro nocerino, mozzarella fior di latte di Agerola, olio di Sorrento.
 Esattamente come 100 anni fa.


           

sabato 2 luglio 2011

il gioco delle parti


 Il nuovo che avanza. 
 "La svolta" al congresso del Pdl.
 Ieri si è tenuto all'Auditorium di via della Conciliazione il congresso del Pdl, è stata una giornata di emozioni e di unità.
 E' stato eletto senza nessuna elezione, ma solo perché era stato indicato dal Premier ed ex segretario, il nuovo leader del Popolo delle Libertà, visto che le comunali non sono andate bene.  
 Berlusconi lo ha chiamato sul podio ed ha spinto tutti i presenti a eleggerlo per standing ovation (esattamente come le primarie).   Prima ha parlato di cose già note, legge bavaglio, riforma della giustizia, ha attaccato i giudici della Consulta, poi si è detto commosso ed ha introdotto il ministro Alfano come suo successore. Ha detto: Alfano è l'uomo giusto per portare il Pdl al centro dell'Europa! ...
 Infatti Alfano anche lui commosso ha preso la parola ed ha infiammato la platea, vi sono stati parecchi applausi. 
 Ha parlato a braccia; raccontando dell'innamoramento per Berlusconi, l'imprenditore che portava il sole in tasca e che dalla tv lo convinse a soli 23 anni ad entrare in Forza Italia.  Ha raccontato anche del nuovo Pdl, che sarà il partito degli onesti e dei moderati e che ci saranno nuove regole e sanzioni per tutti! 
Solo nel finale apre le porte ai giovani ed indica di nuovo Berlusconi come unico probabile candidato per le elezioni del 2013.
 Nel 2013 Berlusconi avrà 77 anni e sarà di nuovo lui ad essere il candidato premier.
 Viva Alfano, segretario del partito degli onesti, aperto ai giovani.
  


amori e bugie

Monroe e Miller

martedì 28 giugno 2011

fragrante e flagrante

Per fare un grande fritto il pesce va cotto in fragrante. Ma anche colto in flagrante. 
 Perché l' essenza della frittura è proprio la flagranza, ovvero la vampata improvvisa che trascolora il cibo e incendia il gusto. A santificare un fiore di zucca in pastella, ad accendere di gloria una triglia infarinata, a far brillare di luce propria un gamberetto, a trasformare un' alice in una meraviglia  è sempre e comunque la frittura. Che fa letteralmente risplendere il sapore. Lo fa deflagrare, ma proprio alla lettera. Perché la parola fritto discende da una lontana radice indoeuropea, che ha a che fare con il flagrare, cioè con tutto ciò che è ardente, sfavillante, incandescente. Calore e fulgore. La stessa radice da cui derivano flamen, nome dell' antico sacerdote romano del fuoco e del fulmine, e l' indiano Brahma. Come dire che un pescetto fragrante e un nume flagrante hanno qualcosa in comune. E infatti pochi cibi sono divini come una frittura eseguita come dio comanda. Umile e prelibato, semplice e raffinato, il pesce fritto è l' emblema di un mangiare democratico. Non a caso il cartoccio di frittura mista è sempre presente dove la vita popolare esplode allo stato fusionale, e confusionale. Nelle piazze, nelle feste, nei mercati. Cibo schietto per una schietta umanità. Come le anciue e i gianchetti che si mangiano nelle friggitorie di Genova tra le volte fumose e lo scuro degli angiporti dove si insinua la nostalgia salata delle creuze de ma. E gli scartossi che si vendono nei tanti fritolini veneziani persi nel labirinto di calli e campielli. Mentre la fragaglia e la paranza napoletane hanno la stessa vitalistica mescolanza, la stessa concitata armonia della città che si specchia nel golfo delle sirene. E a Siviglia, la Feria de abril ha il suo climax nella noche del pescaito dove si mangia esclusivamente pesce appena fritto, bruciante come il canto delle trianeras. Le gitane che friggono e trafiggono con secolare innocenza, con antico istinto sacerdotale. 

Marino Niola





 Li vedi subito quelli che sono veramente interessati a una ricetta. Lo capisci immediatamente non appena ti chiedono: "andiamo a fare spesa insieme?" Così l'altro ieri mattina mi sono ritrovato a Campo de' Fiori con Sylvie, la nostra amica e vicina di casa, al banco di Maria.
 Un mese fa, in una delle tante riunioni a casa nostra con gli altri tetti per la serata del 15 giugno, avevo preparato dei fiori di zucca ripieni che aveva raccolto mio padre dall'orto. Le erano così piaciuti che da allora non faceva altro che chiedermi: quando mi insegni e quando li prepariamo insieme?
 Allora abbiamo fatto la spesa, 40 fiori, un kg di mozzarella di vaccina, un mazzetto di prezzemolo e basta, tutto il resto acqua gassata, farina, uova e acciughe salate le avevo già a casa. Poi visto che dovevamo friggere, non è che uno si impuzzolisce la cucina tutti i giorni, abbiamo comprato un po' di gamberi, così per non farci mancare niente.
 Siamo tornati subito senza restare troppo tempo sotto il sole con la spesa.
 Abbiamo messo i fiori in frigo e tagliato la mozzarella a pezzetti piccoli piccoli e messa a riposare in un colapasta dentro un grande recipiente in frigorifero per farle perdere il latte e poi ci siamo salutati.
 Ci siamo rivisti intorno alle sei, abbiamo fatto a foglie piccole il prezzemolo, non l'abbiamo tritato, poi le ho fatto vedere come si puliscono le acciughe sotto sale, non si lavano troppo e si toglie via la parte più dura vicino alla testa e tagliate sottili per lungo. In tutto questo Sylvie era sempre più eccitata. E alla fine delicatamente partendo dalla punta, io aprivo i fiori e lei dopo che aveva ancora strizzato il composto (mozzarella, prezzemolo, acciughe) li riempiva e li richiudeva.
 Fatto questo ci siamo seduti in terrazza con un bicchiere di vino tra le mani e abbiamo fatto un po' di chiacchiere, sono due settimane che casa nostra e quella di Sylvie e Valerio non si parla d'altro che della serata del 15 giugno che ci ha emozionato parecchio, ed intanto abbiamo atteso gli altri ospiti Ciretto, Lucio e Valerio.
 Abbiamo iniziato a friggere che eravamo già brilli.
 Prima abbiamo preparato una pastella leggera ma densa, acqua gasatissima molto fredda, farina, due uova che servono da collante e sbattuto grossolanamente.
 Olio di semi di arachidi nel wok, quando ha raggiunto la temperatura, immergevamo nella pastella i fiori tenendoli per il gambo, girando pollice e indice al momento che li tiravamo fuori e li immergevamo nell'olio, così il fiore resta chiuso, friggendo sempre poco per volta.
 Man mano che cuocevamo portavamo fuori e poggiavamo tutto su dei piatti grandi con la carta del pane sopra, intanto che loro iniziavano già a mangiare.
 Al momento di cambiare l'olio abbiamo mangiato anche noi, il tempo che rangiungesse la temperatura e poi di nuovo a friggere.
 Alla fine ancora fiori e poi i gamberi sempre lentamente. Frigge sempre poco per volta, chi non ha la friggitrice, perché la temperatura dell'olio non deve abbassarsi troppo. Se scende la   temperatura, accade che il fritto assorbe troppo olio e non diventa fragrante.
 Alla fine ci siamo ritrovati tutti intorno ad un tavolo, in piedi
a mangiare frittura e risate.
 Quando l'ho interrogata era preparatissima, tra le varie domande (le ho fatto una domanda a trabocchetto) le ho chiesto: qual è la prima cosa che fai quando inizi i fiori zucca ripieni? 
Mi ha risposto: mi lavo le mani!
 Brava, esattamente quello che mi dice Neva quando entro nella sua cucina che vado a imparare.
 Poi niente io mio sono svegliato alle quattro che stavo sulla sdraio sotto il ginko.



sabato 25 giugno 2011

amori e bugie

Rossellini e Bergman

martedì 21 giugno 2011

lele mora

Finalmente una buona notizia sui quotidiani.
"Arrestato Lele Mora".
Non sono "mai" stato d'accordo con la magistatura sull'uso della carcerazione preventiva fin dai tempi di Mani Pulite, ma stavolta è diverso. Anzi, uno che tiene a farsi fotografare in questa posizione se fosse per me lo arresterei a prescindere, anche se il fatto non consiste reato.
Però che meraviglia immaginarlo stasera che fa la fila per il rancio, all'ora in cui è abituato a fare l'aperitivo che ha organizzato lui stesso nei locali più alla moda di Milano.
Magari tra pochi giorni va già ai domiciliari nella sua residenza in Sardegna, però oggi mi sento in festa.

domenica 19 giugno 2011

le madri

Inviavo a Felicia gli articoli sulla camorra che scrivevo, così, come una sorta di filo che sentivo da lontano legarmi alla battaglia di Peppino Impastato. Un pomeriggio, in pieno agosto mi arrivò una telefonata: "Robberto? Sono la signora Impastato!". A stento risposi ero imbarazzatissimo, ma lei continuò: "Non dobbiamo dirci niente, ti dico solo due cose, una da madre e una da donna. Quella da madre è "stai attento", quella da donna è "stai attento e continua".
Da "La bellezza e l'inferno" di Roberto Saviano

sabato 18 giugno 2011

amori e bugie

Gardner e Sinatra

giovedì 16 giugno 2011

note dal tetto

Ecco, qui, in questo momento, mi può capire bene chi conosce a memoria "Angeli con la pistola". Perché mi sono sentito come Dave "lo sciccoso", che nel finale realizza una cosa meravigliosa ma poi non vorrebbe essere lì.