Il menu propone solo quattro tipi di pizza.
Margherita, da 4 a 5 euro, dipende dalla misura, questa è la media, e comunque esce fuori dal piatto per la pizza, euro 4,50. La Nastro Azzurro 1,50, il servizio non si paga.
All'ora di pranzo, ieri, pizza e birra 6 euro.
Quando ti portano il conto te lo dicono simpaticamente che la mancia è a piacere.
C'è la fila sempre, a tutte le ore, mangi la pizza e ti alzi velocemente, hanno buone maniere per fartelo capire, non è che ti cacciano.
I camerieri vanno veloci, tutti magrissimi, schizzano in mezzo al marmo bianco senza urtarsi, età tra i 60 e i 70, lo portano scritto in faccia che sono uomini di mondo, che le hanno viste di cotte e di crude in tanti anni che stanno qua dentro, tengono la faccia dell'onestà, in una città che è parecchio difficile.
E' una pizzeria che sta lì dal 1870 e sulle pareti, oltre alle foto con Maradona e Julia Roberts, c'è proprio scritto più volte: la pizzeria "da Michele" non ha succursali, questa è l'unica sede.
Mi spiega Sergio uno degli eredi: qui basta che uno si chiama Michele e se piglia o cocco munnato e buono, basta che uno si chiami Michele e comodamente trova la frutta già sbucciata.
Farine solo italiane, di grano tenero di media forza, mulino Caputo, pomodori San Marzano dop dall'agro nocerino, mozzarella fior di latte di Agerola, olio di Sorrento.
Esattamente come 100 anni fa.
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